I giullari di Dio Grottaglie
Parrocchia Maria SS. del Monte Carmelo

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martedì, 29 aprile 2008

compleanno1Ciao a tutti, cari amici! Oggi è il nostro compleanno... non ci sembra vero! Il nostro primo anno di vita!

Sono passati 365 giorni da quella volta che decidemmo di iniziare questo cammino con voi.

Ci avete seguito in tanti durante questo anno. Siete stati 6500 circa... una cosa impensabile per noi. Tra voi c'è gente che ci ha visitato da Paesi diversi dall'Italia: da oltre 30 Stati in tutto il mondo. Se dovessimo menzionarli tutti non finiremmo più.

Grazie a tutti voi per aver "viaggiato" con noi. Un abbraccio a tutti.

"Tanti auguri, caro blog"

compleanno3 

postato da: IgiullariGrott alle ore aprile 29, 2008 14:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:vita, blog, fede, festa, compleanno, attualità, fatti recenti
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martedì, 22 aprile 2008

Dialogo tra una delle 99 pecore e il Pastore

Diciamo la verità , l'amore di Dio è proprio illogico: in che altro modo potremmo definirlo?! No Gesù, non ci siamo proprio! Guarda che così non arriverai lontano... non si mettono a rischio ben 99 pecore, per andarne a cercare una sola. Pensaci bene: è un'unica ed insignificante pecora, che non deve essere neanche particolarmente 'brillante', se è riuscita a smarrirsi lei sola su 100.  

Decisamente non merita la fatica di andare tra i monti a cercarla, anche perchè salvare lei potrebbe voler dire mettere a repentaglio la tua stessa vita; altro che gioia per il ritrovamento! Se per caso la trovassi io, una bella lezione non gliela farei mancare, così la prossima volta ci pensa bene prima di deviare dal gregge.
Ehi un attimo: e se questa pecorella fossi io?! Ti prego vienimi a cercare!

                                                          Suor Nella Letizia

postato da: 2falco alle ore aprile 22, 2008 09:21 | Permalink | commenti
categoria:riflessioni, vita, blog, fede, festa, attualità, felicità, catechesi, suor nella letizia
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mercoledì, 16 aprile 2008

La vita è
opportunità, coglila
bellezza, ammirala
sogno, fanne realtà
sfida, affrontala
dovere, compilo
gioco, giocala
preziosa, abbine cura
ricchezza, conservala
amore, godine
mistero, scoprilo
promessa, adempila
tristezza, superala
inno, cantalo
lotta, accettala
tragedia, afferrala corpo a corpo
avventura, rischiala
felicità, meritala
la vita è la vita, difendila.


M. Teresa di Calcutta

postato da: 2falco alle ore aprile 16, 2008 12:07 | Permalink | commenti
categoria:poesia, riflessioni, blog, fede, attualità, felicità, madre teresa
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martedì, 08 aprile 2008

Di fronte alle ingiustizie del mondo alla iniqua distribuzione delle ricchezze, alla diabolica intronizzazione del profitto sul gradino più alto della scala dei valori, il cristiano non può tacere.
Come non può tacere dinanzi ai moduli dello spreco, del consumismo, dell'accaparramento ingordo, della dilapidazione delle risorse ambientali.
Come non può tacere di fronte a certe egemonie economiche che schiavizzano i popoli, che riducono al lastrico intere nazioni, che provocano la morte per fame di cinquanta milioni di persone all'anno, mentre per la corsa alle armi, con incredibile oscenità, si impiegano capitali da capogiro.
Ebbene, quale voce di protesta il cristiano può levare per denunciare queste piovre che il Papa, nella "Sollicitudo rei socialis", ha avuto il coraggio di chiamare strutture di peccato? Quella della povertà!
Anzitutto, la povertà intesa come condivisione della propria ricchezza.
E' un'educazione che bisogna compiere, tornando anche ai paradossi degli antichi Padri della Chiesa: "Se hai due tuniche nell'armadio, una appartiene ai poveri". Non ci si può permettere i paradigmi dell'opulenza, mentre i teleschermi ti rovinano la digestione, esibendoti sotto gli occhi i misteri dolorosi di tanti fratelli crocifissi. Le carte patinate delle riviste, che riproducono le icone viventi delle nuove tragedie del Calvario, si rivolgeranno un giorno contro di noi come documenti di accusa, se non avremo spartito con gli altri le nostre ricchezze.
La condivisione dei propri beni assumerà, così, il tono della solidarietà corta.
Ma c'è anche una solidarietà lunga che bisogna esprimere.
Ed ecco la povertà intesa come condivisione della sofferenza altrui. E' la vera profezia, che si fa protesta, stimolo, proposta, progetto. Mai strumento per la crescita del proprio prestigio, o turpe occasione per scalate rampanti.
Povertà che si fa martirio: tanto più credibile, quanto più si è disposti a pagare di persona.
Come ha fatto Gesù Cristo, che non ha stipendiato dei salvatori, ma si è fatto lui stesso salvezza e, per farci ricchi, sì è fatto povero fino al lastrico dell'annientamento.
L'educazione alla povertà è un mestiere difficile: per chi lo insegna e per chi lo impara.
Forse è proprio per questo che il Maestro ha voluto riservare ai poveri, ai veri poveri, la prima beatitudine.

                         don Tonino Bello

postato da: IgiullariGrott alle ore aprile 08, 2008 15:05 | Permalink | commenti (2)
categoria:riflessioni, blog, attualità, don tonino bello
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lunedì, 07 aprile 2008

E' la dimensione che, a prima vista, sembra accomunare la povertà cristiana a quella praticata da alcuni filosofi o da molte correnti religiose. Rinunciare alla ricchezza per essere più liberi.
in realtà, però, c'è una sostanziale differenza tra la rinuncia cristiana e quella che, per intenderci, possiamo chiamare rinuncia filosofica.
Questa interpreta i beni della terra come zavorra. Come palla al piede che frena la speditezza del passo. Come catena che, obbligandoti agli schemi della sorveglianza e alle cure ansiose della custodia, ti impedisce di volare. E' la povertà di Diogene, celebrata in una serie infinita di aneddoti, intrisa di sarcasmi e di autocompiacimenti, di disprezzo e di saccenteria, di disgusti raffinati e di arie magisteriali. La botte è meglio di un palazzo, e il regalo più grande che il re possa fare è quello che si tolga davanti perché non impedisca la luce del sole.
La rinuncia cristiana ai beni della terra, invece, pur essendo fatta in vista della libertà, non solleva la stessa libertà a valore assoluto e a idolo supremo dinanzi a cui cadere in ginocchio.
Il cristiano rinuncia ai beni per essere più libero di servire. Non per essere più libero di sghignazzare: che è la forma più allucinante di potere.
Ecco allora che si introduce nel discorso l'importantissima categoria del servizio, che deve essere tenuta presente da chi vuole educarsi alla povertà. Spogliarsi per lavare i piedi, come fece Gesù che, prima di quel sacramentale pediluvio fatto con le sue mani agli apostoli, "depose le vesti".

Chi vuol servire deve rinunciare al guardaroba. Chi desidera stare con gli ultimi, per sollecitarli a camminare alla sequela di Cristo, deve necessariamente alleggerirsi dei "tir" delle sue stupide suppellettili.
Chi vuoI fare entrare Cristo nella sua casa, deve abbandonare l'albero, come Zaccheo, e compiere quelle conversioni "verticali" che si concludono inesorabilmente con la spoliazione a favore dei poveri.
E' la gioia, quindi, che connota la rinuncia cri-stiana: non il riso.
La testimonianza, non l'ostentazione.
Come avvenne per Francesco, innamorato pazzo di madonna Povertà. Come avvenne per i suoi seguaci, che sì spogliarono non per disprezzo, ma per seguire meglio il maestro e la sua sposa: "O ignota ricchezza, o ben verace! Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro, dietro allo sposo; sì la sposa piace!"

                          don Tonino Bello

postato da: IgiullariGrott alle ore aprile 07, 2008 13:31 | Permalink | commenti
categoria:riflessioni, blog, attualità, don tonino bello